Lo spettacolo si ispira alle avventure di Mowgli narrate ne “Il libro della giungla” di R.Kipling e racconta, in maniera ironica, umoristica, ma anche poetica, i comportamenti, i rapporti, gli scontri all’interno di una società sconvolta dall’improvviso arrivo di un diverso: un bambino.
Nella cornice magica della giungla, ricca di suoni e di mistero, alcuni animali restano affascinati da Mowgli, altri diffidano e lo rifiutano.
Shere Khan, la tigre, lo odia e lo attende per un duello appassionante: in questo contesto Shere Khan non è solo il nemico esterno, ma anche il “nemico interno” che ognuno di noi si porta dentro.
È la nostra parte negativa, fatta di pregiudizi e di piccole o grandi meschinità, quella parte però che, in un processo reale di crescita, non può essere rifiutata o ignorata, ma deve essere riconosciuta e accettata. Non a caso alla fine dello spettacolo Mowgli saluta i suoi amici animali e parte per la sua vita, perché il distacco è un altro momento, importantissimo, della crescita.